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Citera

Secondo Esiodo, dal sangue di Urano caduto in mare presso questa isola nacque Afrodite, sospinta dalla schiuma delle onde fino all...

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Secondo Esiodo, dal sangue di Urano caduto in mare presso questa isola nacque Afrodite, sospinta dalla schiuma delle onde fino alle coste vicine: per questo la dea porta ancora l'epiteto di Citerea, e per secoli poeti e pittori - da Botticelli a Watteau - hanno immaginato Citera come l'approdo del desiderio e della bellezza. La realtà geografica è più prosaica ma non meno affascinante: un fazzoletto di terra roccioso sospeso tra il Peloponneso e Creta, ultimo avamposto prima del mare aperto, amministrativamente legato ad Atene pur trovandosi a più di duecento chilometri di distanza dalla capitale. Citera ha vissuto una storia di dominazioni e partenze: veneziani, ottomani, russi e infine inglesi si sono succeduti nel controllo della sua posizione strategica, mentre nel Novecento migliaia di suoi abitanti hanno attraversato l'oceano in cerca di fortuna in Australia, tanto che ancora oggi molti chiamano l'isola-continente 'la grande Kythera'. Chi arriva oggi trova un paesaggio fatto di altipiani spazzati dal vento, gole verdi nascoste, villaggi bizantini abbandonati e borghi veneziani rimasti quasi intatti, con un mare che alterna acque turchesi a coste selvagge. È un'isola meno battuta delle sue vicine più famose, che rivela il proprio fascino a chi è disposto a spostarsi in auto tra un paese e l'altro, senza fretta, lasciandosi sorprendere da una cascata nel bosco o da un castello silenzioso in cima a una rupe.

Aggiornato il 10 luglio 2026

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Il racconto

Citera, la sua storia

Le origini antiche e il culto di Afrodite

Le prime tracce di insediamento a Citera risalgono all'età del Bronzo: a Kastri, sulla costa meridionale, sono stati portati alla luce i resti di uno scalo commerciale minoico, testimonianza dei contatti tra l'isola e Creta già nel II millennio a.C. Fu proprio questa posizione di crocevia marittimo a far nascere, secondo il mito, il legame speciale dell'isola con Afrodite: qui sarebbe sorto uno dei più antichi santuari dedicati alla dea in tutto il mondo greco, menzionato già da Erodoto. In età storica Citera passò sotto l'influenza di Sparta, che ne controllava la vicina costa del Peloponneso, mantenendo comunque una propria autonomia amministrativa.

Veneziani, ottomani e la dominazione inglese

Come gran parte delle isole ioniche, Citera fu a lungo contesa tra Venezia e l'impero ottomano: i veneziani vi costruirono fortezze e la governarono a fasi alterne dal XIII secolo, lasciando un'impronta architettonica ancora visibile nei castelli e nei toponimi. Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, l'isola passò per un breve periodo sotto influenza russa e francese, prima di entrare, insieme alle altre isole ioniche, negli 'Stati Uniti delle Isole Ionie' sotto protettorato britannico dal 1809. Solo nel 1864 Citera, con le sorelle ioniche, fu ceduta al Regno di Grecia, completando un percorso di unificazione nazionale durato decenni.

Chora e il Castello veneziano

Il capoluogo, Chora, si arrampica su un promontorio roccioso a picco sul mare, dominato dal Kastro veneziano eretto nel XVI secolo per difendere l'isola dalle incursioni dei pirati barbareschi. Le case bianche e blu, tipiche dell'estetica cicladica più che ionica, si stringono lungo vicoli che si aprono improvvisamente su terrazze panoramiche affacciate sul golfo di Kapsali. All'interno delle mura del castello si trovano ancora chiese bizantine e un piccolo museo, mentre dai bastioni lo sguardo spazia fino alle coste del Peloponneso nelle giornate più limpide.

Kapsali, la doppia baia sotto il castello

Ai piedi di Chora si apre Kapsali, il principale approdo turistico dell'isola: due baie gemelle separate da un piccolo promontorio roccioso, con acqua limpida e un lungomare di taverne che si anima soprattutto nelle sere d'estate. Da qui partono le imbarcazioni per l'isolotto di Chytra, dove la leggenda vuole che sia nata Afrodite, e per le grotte marine della costa vicina. Kapsali offre il compromesso ideale tra comodità - ristoranti, noleggi, alloggi - e un paesaggio ancora naturale, non stravolto da un'edilizia turistica invasiva.

Mylopotamos e la cascata di Fonissa

Nell'entroterra, circondato da platani e vegetazione lussureggiante rara per le isole greche, il villaggio di Mylopotamos custodisce un piccolo tesoro nascosto: gli antichi mulini ad acqua, oggi in rovina ma ancora suggestivi, e poco più a valle la cascata di Fonissa, chiamata anche 'la sirena', che si getta in una piscina naturale ombreggiata perfetta per un bagno rinfrescante. Poco distante si trova anche la grotta di Agia Sofia, una delle più grandi dell'isola, con stalattiti e un piccolo santuario bizantino ricavato nella roccia all'ingresso, visitabile in visite guidate stagionali.

Avlemonas, il borgo di pescatori

Sulla costa orientale, Avlemonas conserva l'atmosfera di un piccolo porto di pescatori con le case basse costruite intorno a un'insenatura naturale protetta. I resti di una piccola fortezza veneziana vegliano sull'ingresso del porto, mentre le acque turchesi e poco profonde della baia lo rendono uno dei tratti di costa più fotogenici dell'isola. Il villaggio, quasi immobile fuori stagione, si riempie in estate di visitatori attratti dai ristoranti di pesce affacciati direttamente sull'acqua.

Paleochora, la città bizantina fantasma

Arroccata su uno sperone roccioso a strapiombo su una gola profonda, Paleochora - conosciuta anche come Agios Dimitrios - fu fondata dai bizantini proprio per nascondere la popolazione dagli sguardi dei pirati che infestavano il Mediterraneo. La città, che arrivò a contare decine di chiese, fu rasa al suolo nel 1537 dal corsaro Barbarossa, che ne deportò gli abitanti superstiti come schiavi: da allora il sito è rimasto disabitato, un affascinante insieme di rovine e resti di affreschi bizantini raggiungibile solo a piedi, immerso nel silenzio della natura che ha riconquistato le antiche mura.

L'emigrazione e 'la grande Kythera' d'Australia

Nel corso del Novecento, la povertà del suolo e l'isolamento spinsero migliaia di cittadini di Citera a emigrare, soprattutto verso l'Australia, dove fondarono una delle comunità greche più numerose e influenti del paese, concentrata in particolare a Sydney. Il legame è talmente forte che gli abitanti dell'isola chiamano scherzosamente l'Australia 'Big Kythera', la grande Citera, mentre l'isola natale resta 'Little Kythera' nel cuore dei discendenti. Ogni estate molti di loro tornano per le vacanze, portando con sé un'identità doppia che si respira ancora nei cognomi delle insegne e nei racconti degli anziani del paese.

Potamos e Livadi, i centri dell'entroterra

Lontano dalla costa, Potamos è il principale centro commerciale dell'isola, animato ogni domenica mattina da un mercatino che raccoglie prodotti locali e curiosità. Livadi, adagiata nella valle più fertile di Citera vicino all'aeroporto, conserva l'antico ponte di pietra di Katouni, costruito dagli inglesi nell'Ottocento e considerato il ponte più lungo della Grecia insulare del suo genere. Questi villaggi dell'interno, meno frequentati dai turisti di passaggio, offrono uno spaccato autentico della vita quotidiana dell'isola.

Paesaggio, gole e natura selvaggia

Il territorio di Citera alterna altipiani spazzati dal vento a gole verdi e improvvise, popolate da pini, cipressi e platani secolari che la rendono più simile, in alcuni tratti, a un paesaggio ionico che a quello arido delle isole vicine. Le coste custodiscono grotte marine spettacolari, tra cui quella di Agia Sofia e le insenature vicino ad Avlemonas, mentre i cieli dell'isola sono un rifugio importante per il falco della regina, o falco di Eleonora, che nidifica sulle scogliere costiere. Per gli amanti del trekking, sentieri segnalati collegano villaggi, gole e cascate lontano dal traffico.

  • Passeggiare tra i vicoli di Chora e salire al Kastro veneziano al tramonto
  • Fare il bagno nella doppia baia di Kapsali sotto il castello
  • Raggiungere a piedi la cascata di Fonissa a Mylopotamos
  • Esplorare le rovine silenziose della città bizantina di Paleochora
  • Cenare a base di pesce nel porticciolo di Avlemonas
  • Visitare la grotta di Agia Sofia con il suo piccolo santuario rupestre
  • Attraversare a piedi l'antico ponte di Katouni vicino a Livadi

Quando andare e come vivere l'isola

Citera va vissuta preferibilmente in auto, spostandosi con calma tra un villaggio e l'altro: le distanze non sono enormi ma le strade di montagna richiedono tempo. La primavera, tra aprile e giugno, regala paesaggi verdi e temperature ideali per il trekking verso gole e cascate; luglio e agosto portano il pieno della stagione balneare, con Kapsali e Avlemonas più animate; l'autunno, fino a ottobre, mantiene un clima mite e un'atmosfera ancora più rarefatta, perfetta per chi cerca un'isola greca lontana dalla folla.

Domande frequenti

Come si arriva a Citera?
In aereo, con voli sull'aeroporto nazionale di Citera (KIT) vicino a Livadi, oppure via mare con traghetti da Neapoli e Gythio nel Peloponneso e, in stagione, da Il Pireo.
Qual è il periodo migliore per visitarla?
Tra aprile e giugno per il verde e il trekking, oppure a settembre-ottobre per un clima mite e meno turisti; luglio-agosto è l'alta stagione balneare.
Cosa vedere in un solo giorno?
Chora con il Kastro veneziano, il bagno a Kapsali e una tappa alla cascata di Mylopotamos coprono bene le mezze giornate disponibili.
Quanti giorni servono per visitare l'isola con calma?
Quattro o cinque giorni permettono di alternare borghi costieri, siti bizantini nell'entroterra e giornate di mare senza fretta.
Serve l'auto per muoversi sull'isola?
Sì, è fortemente consigliata: i trasporti pubblici sono limitati e molti dei luoghi più belli, come Paleochora o Avlemonas, si raggiungono solo su strada.
È adatta a chi viaggia con bambini?
Sì, le spiagge di Kapsali e Avlemonas hanno fondali dolci adatti alle famiglie, mentre le brevi escursioni a Mylopotamos piacciono anche ai più piccoli.

Come arrivare

In aereo
  • Aeroporto Nazionale di Citera 'Alexandros Aristotelous Onassis' (KIT), presso Livadi, con voli da Atene
In auto
  • Non collegata alla rete stradale continentale: si arriva in auto solo imbarcandola sui traghetti da Neapoli o Gythio nel Peloponneso.
Consiglio
  • In alta stagione conviene prenotare in anticipo sia il traghetto (soprattutto se si porta l'auto) sia il volo, spesso limitato a pochi posti al giorno.

Perfetto per

Storia e villaggi bizantini

Paleochora e i castelli veneziani raccontano secoli di dominazioni e fughe dai pirati, in un paesaggio quasi immobile nel tempo.

Natura e trekking

Gole verdi, cascate nascoste e sentieri segnalati rendono Citera una meta perfetta per chi ama camminare lontano dalla folla.

Mare e borghi costieri

Da Kapsali ad Avlemonas, calette turchesi e porticcioli di pescatori regalano un mare ancora genuino.

Identità e memoria dell'emigrazione

Il legame con la comunità greco-australiana rende l'isola un caso unico di identità doppia, tra Egeo e Pacifico.

Gastronomia locale

Miele, formaggi di capra ed erbe selvatiche accompagnano una cucina semplice, legata ai prodotti dell'entroterra.

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